Riconosciuti gli anni di precariato nella Pubblica Amministrazione

28 Dicembre 2009

Da Il Sole 24 ore del 28 dicembre 2009, a firma di Andrea Rossi

TORINO - Due cause pilota aprono la strada a ricorsi di massa. La silenziosa rivolta dei precari è cominciata qualche settimana fa. Sta convergendo su Torino. E, ora che la sezione lavoro del tribunale si è pronunciata già due volte, minaccia di mettere in ginocchio la pubblica amministrazione. Enti e istituzioni stanno cercando di correre ai ripari. Il rischio è serio: trovarsi alle prese con centinaia di cause, perderle, e dover sborsare un bel po’ di quattrini. I giudici sono stati chiari: basta discriminazioni tra precari e lavoratori “fissi”. Chi, dopo anni e anni di impiego a tempo determinato nella pubblica amministrazione viene stabilizzato non può essere trattato alla stregua di un neo assunto; ha diritto a vedere riconosciuta anzianità di servizio, scatti ed eventuali avanzamenti di carriera. Sei stato ricercatore precario in università o insegnante supplente nella scuola per sette, dieci, quindici anni? Bene, quando il tuo impiego diventerà a tempo indeterminato dovrai essere trattato come un ricercatore, o un insegnante, con sette, dieci, quindici annidi anzianità.
Tutta colpa di una ricercatrice e di un tecnico dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. Qualche mese fa si sono rivolti a due avvocati torinesi, Angelica Savoini e Roberto Bausardo, e hanno deciso di fare causa all’ente. Dopo cinque anni di contratti a termine erano stati stabilizzati, ma retrocessi - per stipendio e “grado” al rango di neoassunti. I giudici del tribunale di Torino hanno accolto i loro ricorsi: gli anni di precariato devono contare ai fini dell’anzianità di servizio e degli avanzamenti di carriera, che nel pubblico impiego spesso procedono di pari passi con l’età anagrafica. Una bella differenza: la prima a vincere la causa, un ingegnere dell’Infn, si è vista riconoscere 300 euro in più al mese in busta paga.
Una rivoluzione. E un precedente che sta facendo il giro di blog e forum dove i precari di tutta Italia (quasi mezzo milione solo nel pubblico impiego, secondo i sindacati) sfogano tutto il loro malessere. Le due sentenze, emesse pochi giorni fa, rischiano di essere l’avamposto di una lunga serie di contese giudiziarie. L’esercito degli atipici si sta organizzando: «Ci stanno chiamando da tutta Italia», racconta l’avvocato Savoini. «Vogliono capire se ci sono gli estremi per aprire un contenzioso». Di questo passo i ricorsi rischiano di essere migliaia. I precari stabilizzati tra il 2006 e il 2007 - l’ultima grande ondata delle finanziarie dei governi Prodi e Berlusconi - sono stati oltre mezzo milione. Per tutti le disposizioni impartite agli enti erano chiare: stabilizzare ma non riconoscere l’anzianità. Insomma, si regolarizzavano tanti atipici ma si cercava di gravare il meno possibile sulle casse dello Stato.
Ora tutto potrebbe essere capovolto. Del resto l’ha stabilito la Corte di giustizia europea: non ci possono essere discriminazioni tra chi lavora a tempo determinato e a tempo indeterminato. Il caso di Yolanda Del Cerro Alonso - impiegata del servizio sanitario spagnolo, dodici anni da precaria e poi stabilizzata - ha fatto scuola. Anche se la legge spagnola - a differenza di quella italiana - escludeva espressamente la possibilità per i lavoratori pubblici di farsi riconoscere il pregresso, la Corte europea nel 2007 ha accolto il suo ricorso.
In un colpo solo ha scardinato la legislazione iberica e aperto un varco per tutti i lavoratori precari d’Europa. Entrambe le sentenze del tribunale di Torino poggiano sulla storia della signora Del Cerro Alonso. Il nuovo idolo dei precari.

INTERROGAZIONE ALL’ASSESSORE ALLA SANITA’ DEL VENETO ING. SANDRO SANDRI

26 Dicembre 2009

A farla è il Consigliere Vittoriano Mazzon, Componente della Commissione Sanità e Segretario della Commissione Affari Istituzionali , Bilancio , Controllo , Enti locali , Personale e Programmazione della Regione Veneto. L’interrogazione segue la richiesta che i Comuni di Padova, Treviso, Rovigo e la Provincia di Padova hanno inviato alla Giunta Regionale del Veneto e allo stesso Assessore Sandri per risolvere il problema dei circa 500 tra Medici, Veterinari, Biologi, Psicologi, Farmacisti Precari che operano nelle strutture Sanitarie. Non c’è stata alcuna risposta.

La Corte Costituzionale nel novembre scorso aveva dichiarato illegittima la Legge emanata dalla Regione Veneto per la stabilizzazione dei Dirigenti Precari, ma nella stessa Sentenza la Corte aveva chiaramente indicato la strada da percorrere, prevedendo “l’Area delle Eccezioni” per i Concorsi pubblici. Tali deroghe sono pertanto legittime in presenza di peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico. Nell’Area delle Eccezioni ricade proprio il caso dei Dirigenti Precari della Sanità del Veneto, che da anni attraverso contratti, i più fantasiosi, impediscono “l’interruzione di pubblico servizio”.L’applicazione di tali deroghe è già in atto per esempio nella Regione Emilia Romagna, dove si stanno svolgendo specifici concorsi.

In sostanza il Consigliere Regionale chiede all’Assessore:

1) Quali sono le Sue intenzioni nel processo di stabilizzazione dei circa 500 Dirigenti Precari del Veneto, secondo quanto indicato dalla Sentenza della Corte Costituzionale nel merito dei Concorsi pubblici  rientranti nell’Area delle Eccezioni.

2) Di dare indicazione alle Aziende Sanitarie del Veneto di rinnovare i contratti in scadenza il 31/12/2009.

Il Comitato Dirigenti Precari della Sanità del Veneto denuncia la possibilità che molte strutture che oggi si reggono proprio grazie ai Dirigenti Precari, potranno subire gravi carenze nel fornire molte prestazioni sanitarie, anche in regime di urgenza se non verrà data una risposta definitiva a questo ormai annoso problema che, come afferma il Ministro Brunetta, soprattutto nella funzione pubblica non dovrebbe esistere!Sottolineo invece che lo sfruttamento di tale tipologia contrattuale di precariato, corrispondente a meno di un terzo dello stipendio dei colleghi regolarmente assunti, è servito fino ad oggi alle Aziende Sanitarie per coprire i propri bilanci.Se la volontà politica della Regione Veneto rimane quella che ha determinato la Legge che poi è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, allora l’Assessore e la Giunta non dovranno fare altro che dare seguito alle indicazioni della stessa Corte Costituzionale, ovvero attivarsi urgentemente per avviare le procedure dei concorsi rientranti nell’ Area delle eccezioni, sull’esempio della Regione Emilia Romagna.

«Io, veterinario precario, malpagato e senza assicurazione»

22 Dicembre 2009

SANITÀ Incontro al Policlinico dei rappresentanti dell’area dirigenti con contratto in scadenza
Martedì 22 Dicembre 2009, Il Gazzettino (Federica Cappellato) «Ho ancora il ritaglio di giornale dove l’assessore Sandri dichiarava: “Quanto poi ai precari, se è vero che i veterinari sono in sofferenza, me ne farò carico personalmente”. Era ottobre 2008 e lo ricordo adesso mentre sono in servizio da sola nel più grande macello europeo del settore avicolo. Per raggiungerlo stamattina, vista la neve, ho impiegato quasi due ore per compiere 22 km con il terrore che mi succedesse qualcosa dato che come liberi professionisti non abbiamo diritto all’assicurazione. Domenica sono stata al lavoro, straordinari non pagati. Vorrei che Sandri passasse con me una settimana lavorativa, lo porterei anche nelle stalle a far prelievi a - 5°». Si definisce un “medico veterinario precario in sofferenza”, una dei cinquecento tra medici, veterinari, psicologi, farmacisti, biologi, chimici, fisici, cioè dirigenti dell’area sanitaria che in Veneto hanno un contratto annuale, in scadenza il 31 dicembre. La rappresentanza si è data appuntamento ieri pomeriggio in Policlinico a Padova, coordinata dal dottor Giampietro Avruscio, si è presa due ore (non pagate) per fare il punto della situazione, sostenuta da Leonardo Padrin, uno dei primi firmatari dell’emendamento regionale che ne prevedeva la stabilizzazione. «Il ministro Brunetta ha dichiarato che il precariato soprattutto nella funzione pubblica non deve esistere, il preside della facoltà medica Palù sostiene che in Veneto mancano 2000 medici, allora - sbotta Avruscio - le cose non quadrano: come mai esistono circa 500 dirigenti precari?».

Incontro a Padova con i Dirigenti Precari della Sanità.

17 Dicembre 2009

Lunedi 21 dicembre alle ore 14 presso l’Aula B della Palazzina dei Servizi dell’Azienda Ospedaliera di Padova, si terrà un incontro con i Dirigenti Precari della Sanità. Invitati anche i sindacati. Alla riunione parteciperà Leonardo Padrin, Sottosegretario alla Giunta Regione Veneto e firmatario dell’Emendamento teso a stabilizzare i Dirigenti, dichiarato illeggittimo dalla Corte Costituzionale dopo il ricorso del Consiglio dei Ministri. Punto e a capo? Guarda il video che hanno realizzato due giornalisti del Master Universitario di Padova.

http://www.youtube.com/user/linkreadibileTV

Lo stato dell’arte della stabilizzazione dei Dirigenti della Sanità della Campania

12 Dicembre 2009

Pubblico volentieri l’articolo a firma di Pietro Lagnese e Barbara Andreoli, dirigenti medici di psichiatria a tempo determinato - ASL Caserta
La Regione Campania, sulla base della finanziaria 2007, con l’art. 81 della legge regionale n.1 del 31 gennaio 2008 ha previsto la stabilizzazione del personale non dirigenziale del Servizio Sanitario Regionale. Successivamente la Regione Campania con la Legge Regionale n. 5 del 14 aprile 2008 (Modifiche all’art. 81 della Legge Regionale 30 Gennaio 2008 n.1, concernenti norme per la stabilizzazione del personale precario del Servizio Sanitario Regionale) ha esteso alla dirigenza del Servizio Sanitario Regionale (medici, biologi, farmacisti, psicologi, chimici, ecc.) il processo di stabilizzazione. Nell’aprile del 2008 l’Assessorato alla Sanità - Settore gestione del personale e rapporti con le AA.LL. -  con nota prot. 2008.0364640 del 29/04/2008, a firma dell’Avv. Antonio Postiglione, oltre a fornire indicazioni sulle domande di stabilizzazione da inoltrare all’Assessorato alla Sanità, prevede che l’esperienza triennale di prestazione lavorativa deve essere stata maturata alla data del 31 dicembre 2006 anche con periodi non continuativi. Il Consiglio dei Ministri ha poi impugnato innanzi alla Corte Costituzionale la legge n. 5 del 14 aprile 2008. La Corte Costituzionale si è espressa nel giugno del 2009 con la sentenza n. 215 sollevando eccezione di incostituzionalità  dei commi 1 e 4 dell’art.1 della L.R. N. 5 del 14 aprile 2008. In data 24 luglio 2009 il consigliere regionale on. Antonio Scala, sulla base delle motivazioni della sentenza n. 215 della Corte Costituzionale ha presentato in Consiglio Regionale la proposta di legge “Adeguamento alle eccezioni sollevate dalla Corte Costituzionale riguardo alla Legge Regionale n. 5/08: specificazioni concorsuali  per la dirigenza di primo livello”, con la quale si intende favorire la stabilizzazione dei dirigenti del SSR che hanno superato procedure concorsuali. Tuttavia quest’ultima proposta di legge, pur arrecando importanti modifiche, esclude dal processo di stabilizzazione numerosi dirigenti del SSR, in quanto non estende i limiti temporali di applicazione della stabilizzazione oltre la data del 31 dicembre 2006. A tal riguardo, sul fronte delle amministrazioni pubbliche destinatarie delle disposizioni sulla stabilizzazione è importante sottolineare che le Regioni che si sono avvalse della normativa speciale di riferimento lo hanno fatto nell’ambito della loro autonomia normativa ed organizzativa, nel rispetto dei vincoli indicati dalla legge dello Stato. Si richiama con l’occasione la sentenza della Corte Costituzionale n. 95 del 2 aprile 2008 relativamente all’ambito di applicazione del comma 560, art. 1 della legge 296/2006, che ha ribadito come la regolamentazione della modalità d’accesso al lavoro pubblico regionale è riconducibile alla materia dell’organizzazione amministrativa delle Regioni e degli enti pubblici regionali e rientra nella competenza residuale delle Regioni di cui all’art. 117, quarto comma, della Costituzione.
Sulla base di quest’ultima premessa e sulla scia delle precedenti leggi, il consigliere regionale del PDL on. Angelo Polverino ha presentato in data 6 ottobre 2009 una nuova proposta di legge che ha l’obiettivo di applicare il processo di stabilizzazione ai dirigenti del SSR, titolari di contratti a tempo determinato, che abbiano maturato, alla data di entrata in vigore della legge che si presenta, un’anzianità di servizio di almeno tre anni, anche non continuativi, presso un’Azienda od Ente del Servizio Sanitario Regionale della Campania. L’ulteriore modifica che si vuole apportare è tesa a conservare e a valorizzare pienamente l’esperienza lavorativa triennale che tantissimi dirigenti del SSR hanno maturato anche dopo la data del 31 dicembre 2006, essendo allo stato attuale non ancora avviati i processi di stabilizzazione. Finora quest’ultima proposta di legge non è stata ancora approvata in commissione sanità. Si fa presente che in Campania per effetto di una delibera regionale vige dall’aprile del 2007 al 31 dicembre 2009 un blocco del turn over del personale sanitario. Inoltre come si è appreso pochi mesi fa dai mass media la Sanità Campana è stata commissariata.
Alla luce di questi ultimi avvenimenti ci si chiede quando scadrà il blocco del turn over e in che modo si potrà stabilizzare il personale dirigenziale che attualmente è in servizio a tempo determinato da circa 4-5 anni e che attualmente garantisce i LEA?

I Dirigenti Precari della Sanità al centro del Consiglio Comunale di Padova

28 Novembre 2009

Lunedi 30 Novembre alle ore 20,30 circa a Palazzo Moroni, sede del Consiglio Comunale di Padova, verrà presentata la seguente Mozione Urgente:

CON VALORE DI AUTOCONVOCAZIONE
MOZIONE
A SOSTEGNO DEI DIRIGENTI PRECARI DELLA SANITA’
IL CONSIGLIO COMUNALE

Alla luce  della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato  l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Veneto 26 giugno 2008, n. 3 (Interpretazione autentica dell’articolo 2 della legge regionale 16 agosto 2007, n. 22, che prevedeva la Stabilizzazione dei dirigenti precari della Sanità.
Visto che a fine dicembre 2009 sono in scadenza i contratti di circa 500 dirigenti precari tra medici, veterinari, psicologi, biologi, farmacisti e altre figure di dirigenti che operano nelle nostre strutture Socio-sanitarie di Padova e del Veneto
Considerato che la maggior parte di questi contratti non potranno essere ulteriormente rinnovati secondo quanto previsto dalla Normativa nazionale (Legge 24 dicembre 2007 sul Protocollo Walfare, in particolare l’articolo 40)
Constatato che le Aziende Sanitarie cittadine ricorrono a tale tipologia di contratti per sopperire alle carenze di organico, al fine di non interrompere alcuni pubblici servizi essenziali, a garanzia della continuità assistenziale
Ricordato che il Consiglio Comunale di Padova nella passata legislatura aveva incontrato e manifestato solidarietà al Comitato Dirigenti Precari della Sanità del Veneto e sollecitato la Regione Veneto a sanare la situazione dei dirigenti precari
Evidenziato che in altre Regioni come l’Emilia Romagna, la Calabria e la Sicilia si è provveduto o si sta provvedendo alla stabilizzazione dei dirigenti precari
Sottolineato che l’Assessore alla Sanità della Regione Veneto ha più volte dichiarato che le strutture sanitarie del Veneto sono nella situazione di una grave carenza di organico

INVITA

La Regione Veneto e l’Assessore alle Politiche Sanitarie di attuare urgenti provvedimenti per la stabilizzazione dei dirigenti precari della Sanità, i cui contratti sono in scadenza il 31 dicembre 2009, al pari di altre Regioni.

Giampiero Avruscio

In Veneto si stabilizzano i Pret-cari (Preti precari) della Sanità …

27 Novembre 2009

Corriere del Veneto 27 novembre 2009, a firma di Michela Nicolussi Moro

Se la Regione non è riuscita a regolarizzare i 500 dirigenti medici, veterina­ri, psicologi, biologi, chimici, fi­sici ancora precari, perchè la Corte costituzionale ne ha boc­ciato l’improbabile «sanatoria» estesa ai portaborse, ha però centrato al primo colpo la stabi­lizzazione dei cappellani ospe­dalieri nella stessa situazione. Il protocollo siglato con le Dio­cesi della provincia ecclesiasti­ca veneta struttura infatti gli 83 sacerdoti in servizio nelle 24 aziende sanitarie, inquadrando­li con lo stesso contratto collet­tivo nazionale di lavoro riserva­to agli infermieri lau­reati. «Abbiamo so­lo voluto mettere or­dine in una giungla di rapporti differen­ziati — spiega Gian­carlo Ruscitti, segre­tario della Sanità —. Ora 36 preti sono as­sunti, per una spesa di 1 milione di euro, 41 lavorano in regi­me di convenzione, per un im­porto di 850 mila euro, e altri 6 sono co.co.co., con relativo esborso di 120 mila euro. Il tut­to per un totale di 1.970.000 eu­ro, che non varierà di molto uniformando il trattamento, tra l’altro in osservanza dell’ar­ticolo 38 della legge nazionale 833 del 1978, che appunto riser­va agli assistenti religiosi lo sta­to giuridico ed economico pre­visto per il personale del com­parto, categoria D (massimo li­vello, ndr). Noi abbiamo solo predisposto le linee guida che mancavano per normare i rap­porti tra Usl e sacerdoti, garan­tendo a tutti lo stesso diritto».

I manager Perplessi, nel bene e nel ma­le, i direttori generali. Da una parte la certezza che i 1450 eu­ro lordi al mese, senza previ­denza e scatti, ora pagati dalla maggioranza delle aziende alle Diocesi per ogni prete in regi­me di convenzione lieviteran­no di quasi il doppio con l’as­sunzione. Dall’altra il riconosci­mento dell’importanza dell’as­sistenza spirituale. «Soprattut­to negli ospedali piccoli e di campagna, i malati cercano il supporto religioso — riflette Renzo Alessi, dg dell’Usl 5 di Ar­zignano, tre sacerdoti in con­venzione — ma istituzionaliz­zando quello cattolico si apre il problema delle altre fedi. Per­chè il prete in corsia sì e il rab­bino o l’imam no?». «Io ne ho due in regime di convenzione — dice Arturo Orsini, a capo dell’Usl 13 di Mirano — è il rap­porto di lavoro più diffuso e po­teva restare in vigore. Non mi pare questo un problema che ci cambi la vita, ma non siamo stati interpellati. Del resto la maggioranza delle spese delle Usl viene decisa tra Venezia e Roma, sopra le nostre teste pas­sano milioni di euro, di cui cu­riamo solo l’applicazione». E se Adriano Cestrone ha anticipato il protocollo avendo già assun­to i sette preti al lavoro nel­l’Azienda ospedaliera di Pado­va, il coordinatore dei dg Vale­rio Alberti (Usl di Bassano, un religioso in convenzione) ricor­da che «queste figure fanno parte della storia degli ospeda­li », mentre Angelo Del Favero (Usl 7 di Pieve di Soligo, 1 prete in convenzione ogni 280 letti) ne riconosce «l’effettiva utilità per l’umanizzazione delle cu­re».

Le critiche Punge Giampiero Avruscio, coordinatore del Comitato diri­genti precari della sanità del Ve­neto: «L’assessore Sandro San­dri continua a denunciare la ca­renza di mille medici, perciò mi aspetto che la Regione rego­larizzi i 500 precari con la stes­sa solerzia con cui ha sistemato i preti. I contratti sono in sca­denza, invito Palazzo Balbi a sollecitare concorsi in tutte le Usl». In luglio aveva presentato un’interrogazione alla giunta, per chiedere il costo dell’assi­stenza religiosa ai malati, Nico­la Atalmi, consigliere del Pdci. «È vergognoso che i sacerdoti siano pagati per svolgere una missione evangelica», attacca. «C’è da chiedersi se i precari più bisognosi di un intervento della Regione siano gli assisten­ti religiosi — chiude Luigi Ca­lesso, dell’associazione «Un’al­tra Treviso» — o se l’attenzio­ne non avrebbe dovuto spostar­si verso i giovani precari, i nuo­vi disoccupati, i cassintegrati. In tempo di crisi forse l’assi­stenza spirituale in ospedale a tempo indeterminato poteva at­tendere».

La Corte Costituzionale ha bocciato la Legge Regionale Veneto per la stabilizzazione dei dirigenti precari. E ora?

15 Novembre 2009

Venerdi 13 si e’ rivelato un triste venerdi nero per i dirigente precari del Veneto. La Corte Costituzionale ha detto no alla stabilizzazione dei dirigente precari, cosi’ come aveva fatto con la Regione Campania. E ha detto no anche ai “fidelizzati” dei partiti politici, che avevano trovato posto nelle maglie della stessa proposta di legge. In sostanza, dato che la Finanziaria di Prodi prevedeva solo la stabilizzazione delle figure sanitarie non dirigenziali, resulta illegittimo provvedere alla stabilizzazione dei dirigente attraverso concorsi riservati. E pensare che tutto era stato gia’ predisposto, dai bandi di concorso alla presentazione dei documenti. Ieri le ultime speranze dei circa 500-600 dirigenti precari del Veneto si sono sciolte come neve al sole! Intanto pero’ la Regione Emilia Romagna non e’ stata fermata sulla stabilizzazione dei medici precari. Intanto la disastrata (in merito al bilancio) sanita’ regionale della Sicilia ha assunto in un solo colpo 270 veterinari! Nel virtuoso Veneto questo non e’ possibile. E ora cosa succedera’? Lo scorso anno l’Assessore Sandri diede disposizioni di rinnovare i contratti libero-professionali in attesa della sentenza. Oggi, per coloro che lavorano da almeno 3 anni nelle nostre strutture sanitarie, la Legge lo vieta. Per queste persone che hanno in scadenza il contratto a fine anno, non c’e’ alcuna possibilita’ di rinnovo! Ma le strutture sanitarie venete che in tutta Italia sono definite di eccellenza devono continuare a funzionare. Come faranno se in molte di queste manchera’ il personale qualificato? Quale risposta socio-sanitaria avra’ il cittadino? Penso che la Politica e i Sindacati devono farsi carico di questo angoscioso problema. Alcune Aziende Sanitarie non hanno aspettato l’esito della Corte Costituzionale. Alcune di esse infatti hanno bandito concorsi regolari, non riservati ai dirigente precari ma a cui gli stessi dirigenti precari hanno potuto partecipare e vincerli con successo, considerata la loro preparazione, capacita’ e merito. La risposta allora potrebbe essere questa. Se le Aziende Sanitarie hanno bisogno di personale, non potendo “sfruttare” ulteriormente il personale dirigente precario, allora che si facciano i concorsi pubblici non riservati, a cui possono partecipare gli stessi dirigente precari, con il proprio curriculum professionale da valorizzare. E’ l’unico modo attualmente per eliminare la speculazione economica che le Aziende operano per risparmiare sfruttando questi professionisti (per un dirigente precario non esiste accantonamento pensionistico, diritto alla malattia, alle ferie, alla maternita’, incidenti sul lavoro…e costa un terzo di un dipendente). E questo diventa anche l’unico modo per compensare le carenze strutturali della Sanita’. Non a caso lo stesso Assessore alla Sanita’ del Veneto ing Sandro Sandri ha affermato che in Veneto c’e’ necessita’ di mille medici. Non a caso il ministro Brunetta ha ripetutamente affermato che nella sanita’ pubblica non devono esistere precari. Questo e’ il momento di dimostrarlo. Questa e’ l’occasione per dimostrare che il Veneto e’ sensibile verso i propri figli, verso i propri giovani capaci e meritevoli che non chiedono altro di non dover abbandonare questa Terra come hanno fatto in passato i loro nonni. Questa volta forse non per miseria economica, ma per miseria di opportunita’!

Siamo in attesa….

13 Novembre 2009

UDIENZA PUBBLICA DEL 20/10/2009 Ruolo n.4 Ricorsi: ric. 49/2008
Presidente del Consiglio dei  Ministri  c/ Regione Veneto
Oggetto ruolo: Sanità pubblica - Norme della Regione Veneto - Personale sanitario - Interpretazione autentica dell’art. 2 della legge regionale n. 22 del 2007 - Procedure per la stabilizzazione del personale precario del Servizio sanitario - Dizione “personale precario del Servizio sanitario” da intendersi riferita a tutti i profili professionali dirigenziali del ruolo sanitario, oltre che ai medici e veterinari - Ritenuto carattere innovativo ed estensivo della norma, in contrasto con i criteri e i limiti dettati dalla normativa nazionale;
Personale regionale - Interpretazione autentica dell’art. 96 della legge regionale n. 1 del 2008 - Personale degli Uffici del Consiglio, della Giunta regionale e dei gruppi consiliari assunto ai sensi degli artt. 178 e 179 della legge regionale n. 12 del 1991 e degli artt. 8 e 19 della legge regionale n. 1 del 1997 - Applicazione, attraverso una procedura selettiva riservata, della normativa per la stabilizzazione dei lavoratori precari, con adozione, per di più, di un criterio temporale difforme e più vantaggioso - Contrasto con la normativa statale che esclude l’applicabilità delle procedure di stabilizzazione al personale di diretta collaborazione degli organi politici
SABINO CASSESE (GIUDICE RELATORE)
GIUSEPPE FIENGO, per il Presidente del Consiglio dei  Ministri (AVVOCATO DELLO STATO)
LUIGI FIORILLO per la Regione  Veneto (AVVOCATO)

Posto fisso e posto precario. Quanta ignoranza!

25 Ottobre 2009

Riporto un articolo pubblicato su Repubblica giovedì 22 ottobre a firma di E.Polidori, dal titolo: “Ma è la Precarietà che ci fa progredire”. La precarietà che noi combattiamo non è quella dei lauti stipendi, dei consulenti, dei direttori a tempo…ma è la discriminazione ad esempio che esiste tra un collega medico o psicologo o altro dirigente che lavora nelle strutture sanitarie pubbliche con un contratto che con molti patèmi d’animo si rinnova di anno in anno, che corrisponde ad un quarto dello stipendio del collega con cui lavora quotidianamente fianco a fianco, producendo lo stesso lavoro, le stesse responsabilità, le stesse mansioni…e senza avere in quello stipendio le stesse protezioni per maternità, malattie, ferie, incidenti sul lavoro, aggiornamento e quant’altro!
Si vogliono confondere le cose, spesso per ignoranza. E’ la stessa differenza che passa tra terapia e accanimento terapeutico. La flessibilità è un valore se ben dosato, altrimenti diventa schiavismo!

ROMA - «Il posto fisso ha senso solo nel settore privato, per le micro-aziende. È indispensabile nei lavori di qualità, di ricerca. Ma per il comparto pubblico no: aveva legittimazione solo a fine Ottocento». Così parla il sociologo Giuseppe De Rita, gran teorico della flessibilità.
Cos’è, un passo indietro, il suo?
«È un distinguo. Io per esempio, che faccio ricerca, preferisco avere intorno la stessa gente anziché ronde umane che cambiano ogni volta. Nella realtà italiana, quella delle piccole imprese di qualità e del Made in Italy, è altrettanto importante avere persone garantite in modo continuativo. Sul piano micro il posto fisso non è un disvalore e neppure una bestemmia. Ma lo è sul piano macro».
Cioè per il settore pubblico?
«Sì. Alle origini il posto fisso rappresentava una forma di garanzia del rilievo pubblico della funzione. Poi però, si è trasformato in privilegio e tutto è finito a pallino. Diciamo che sul piano macro il meccanismo della non precarietà non dà risultati».
Si spieghi meglio.
«C’è un testo del pensatore Haim Baharier secondo cui dobbiamo ricordarci che per gli ebrei c’è una festa fondamentale: è la festa delle capanna, per segnalare che bisogna vivere la vita sapendo che siamo lontani dalla sicurezza. Del resto una interpretazione talmudica dell’ultimo comandamento, invece di suonare come per noi “non desiderare la roba d’altri” suona “non desiderare la casa”. Gli antichi quindi ci insegnano che dobbiamo saper convivere con la precarietà, senza certezze stabili. La precarietà è la molla che ci rende capaci di andare avanti senza restare attaccati. Al dunque, ci dà la forza. Questo scritto non a caso si intitola una capanna ci salverà».
Non è una visione un po’ romantica?
«Sarà romantica, ma è così. La precarietà non è lo tsunami. E’ ciò che devo fare sapendo che deve arrivare uno tsunami domani. C’è un’etica della responsabilità nel precariato e questo è ciò che conta. Io stesso sono un precario: se non trovo il modo di fare il mio budget annuale, chiudo. Dunque, mi rimbocco le maniche per farcela».
Crede che possano capirla i 3,5 milioni di precari italiani? Non pensa che per loro questa condizione sia solo un fantasmone che gli grava addosso?
«Si, è anche un fantasmone, ma è salutare. Lo vedo con i miei figli, a loro volta precari. Osservandoli capisco che usciranno da questa condizione con più grinta e più tigna. Dunque, saranno più forti. Se invece restano ad aspettare che qualcuno gli dia il lavoro…».
Ma la sua idea della flessibilità, dove è andata a finire?
«Molto di quello che è precario dà flessibilità. Nella flessibilità c’è precarietà (insieme al lavoro sommerso, temporaneo, al secondo lavoro, a quello straordinario). E questa non è una condanna del Cielo, ma un modo di sentire la vita. Inutile nasconderlo: la flessibilità e la precarietà sono valori, opportunità, sfide ».
Lei distingue tra privato e pubblico. Tremonti e Berlusconi non fanno differenze.
«Affari loro. Io dico la mia. Ma segnalo che il ministro fa bene a porre la questione. Egli del resto è uno dei radar più funzionali di ciò che avviene nel paese».